31.5.04
Mi mette sempre un po’ a disagio - quando danno Incontri ravvicinati del terzo tipo - vedere micheal jackson che esce dall’astronave senza vestiti né parrucca



28.5.04
Comprare qualsiasi bene emozionale X. Pagare mentre la commessa lo infila in un sacchetto opaco.
Dopo dieci minuti, nel tragitto di ritorno in macchina, vedere il pacchetto opaco sul sedile passeggero e chiedersi cosa cazzo c’è dentro.

E’ lì da questo pomeriggio su una sedia, con un alone fosforescente intorno, non lo apro finché non focalizzo.




25.5.04
Tangenziale ovest. Il Fastpay di Rozzano tenta di vendermi il crack.
L’insegna “Spazio Aurora” è un telo che bgeorg ha graficamente realizzato e appeso sul paraurti della sua suzuki maruti in sosta davanti all’entrata.
Parcheggio la macchina su un tir schermato targato Tirana.
Stanno già cantando Dragostea in karaoke. Zu mi solleva di peso mentre agonizzo sullo stipite della porta.
Tommaso Labranca nota il mio ritardo di 70 minuti, prende il cellulare e avvisa la Pyra Labs e Google di rimuovere il mio account.
Mentre do un bacio fuori-regolamento a Hotel Messico, Arsenio e Strelnik, Lui si avvicina, toglie la scheda madre al nostro pc, poi con l’espressione determinata di chi caga sugli yacht di briatore dice : “vi tolgo 10 punti, nu ma, nu ma iei.”
Sorridiamo. Tengo stretta la mia patente.
Lui, serio. Ci fissa.
Noi, negroni.
Lui, ci fissa.
Dall’unghia del suo mignolo intuisco che rischiamo il voodoo.
Alza l’unghia del mignolo. Tutti in silenzio. Cammina col microfono, passo militare. Guarda il cameraman.
TU cos’hai da ridere?
TU, ti chiamerai Palla Di Lardo, hai capito Palla Di Lardo? Tutto chiaro luridissimi vermi?
Come ti chiami soldato cuoco?
Personalità Confusa signore.
Palle, da ora in poi ti chiamerai Biancaneve, hai capito soldato Biancaneve?
Signorsì signore.
Biancaneve tu mi piaci, vieni a casa mia e ti faccio scopare mia sorella.
Signorsì signore.
Eva Rilletti si aggira con un piede di porco bmw nel caso io voglia fermamente rivendicare il pizzetto del marito. Saluto parte degli astanti. Piacere Federico Rilletti, piacere Sara Rilletti, Emanuele e Franco Rilletti, Beatrice Rossi in Rilletti, Anna Rilletti. Tutti rigorosamente con pizzetto. Un prete in fondo alla sala sta congiungendo quattro coppie di Rilletti. Butto il rasoio dietro le spalle.
Strelnik corre a rimettere negroni e Palla Di Lardo lo segue con il carrello-telecamera. Alla terza volta il cameraman entusiasta chiamerà Bagatta e la troupe di Rtv per raggiungerlo a Rozzano.
Zu esce sul palco vestito da portiere di albergo in era napoleonica. Nei suoi pantaloni, lo spirito di Ray Charles.
Per chi non lo sapesse, Arsenio dispregia gli avverbi di modo. Accorgendosi di averne pronunciato uno durante una distrazione alcolica, fa pausa di silenzio. Poi dal dolore innaffia me e Hotel Messico di negroni.
Tra l’altro attesto che Hotel Messico sobrio e Hotel Messico con in corpo da 5 a 12 cocktail variegati non presenta differenze apprezzabili.
Bgeorg chiude il locale, poi chiude Rozzano con le chiavi della città.
Intanto Labranca è a letto da quattro ore, abbracciato ai pupazzetti voodoo di tutti i presenti.



24.5.04
Ti alzi all’alba. Sei a Napoli. Sei a Bari. Sei a Roma. Sali su un treno, sostieni 600 km seduto su un’invicta di un kamikaze che sventola la foto di Tommaso labranca.
Dietro di te un gruppo di rumeni si sta ristorando con un pancotto di cavolo cappuccio portato da casa nelle borracce.
Parte un ticchettio sotto il tuo culo, guardi terrorizzato il kamikaze, lui ti sorride grattandosi il pietrone. Ti fa capire che ogni tuo impercettibile movimento potrebbe essere fatale.
Ti irrigidisci pensando che tra poche ore uscirai, tra poche ore il paradiso.
Il drappello rumeno comincia a cantare dragostea, qualcuno tira fuori l’hammond.
Tra poche ore uscirai, tra poche ore : Paradiso.
Poi arrivi.
A Rozzano.
Benvenuti a Rozzano.
Famosa perché è l’unica cittadina periferica di milano dove ti aprono dodici macchine servendosi di una singola siringa, Rozzano ha un solo distributore di sigarette, a 56 km dal centro, che dispensa esclusivamente Davidoff Ultra Lights.
Spazio Aurora, Blogrodeo.
Entri.
Stanno già cantando Dragostea.
Piangi.



20.5.04
Tra l’altro sempre il 19 i miei polmoni compiono 70 anni.



19.5.04
26.

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sms:
«
Ciao tesoro, buon compleanno.
La vita ti ha dato tanti doni, spendili sempre bene.
mamma.
Stendi.
Lava le tazze.
Passa il folletto.
Pulisci il frigo.
»



18.5.04
Ore 10.45. linea rossa metropolitana. Calca nel vagone.
Un cane volpino occupa un posto a sedere scodinzolando. Mi fissa. Sa che se non mi siedo le vene varicose dormienti mi strariperanno a venticinque anni, più precisamente stasera alle 18. Non abbassa lo sguardo, sorride, scodinzola. Cerco di fargli capire che Loreto è la sua fermata. Lui si gira, guarda la stazione di Loreto, inclina la testa, poi torna a fissarmi con fuori la lingua. Poi inizia a leggere la rivista del suo vicino di posto. San Babila.
Drizza le orecchie e esce dopo di me, ci guardiamo diffidenti fino al tabaccaio dove mi molla.
Il sonnifero si gonfia come una spugna tra i due timpani, due africani che mi vogliono vendere il manuale della polenta del Senegal a base di tapioca mi seguono fino alla sala conferenze.
Considerando che i gradini di un palco sono i più grandi nemici delle longuette di pelle, riesco a mantenere il baricentro pensando intensamente ad al pacino nel tango di scent of a woman.
I giornalisti prendono posto. Le nostre sedie sono in realtà delle poltrone-puff, stupende, se stai girando un cortometraggio porno. Se invece sei in una conferenza stampa con una longuette di pelle è l’unico vero modo per segnalare a tutti che hai il perizoma di hello kitty, originale sanrio.
Dopo mezzora in cui praticamente parlo di spalle vedo la platea lanciarsi sulle tartine viola. E’ finita. La mia vista si annebbia, ho un quarto d’ora di autonomia prima di diventare un arbusto.
Il mio collega maremma maiala mi invita a pranzo, rifiuto cordialmente per andare a svenire in galleria. Mi ritroveranno due giorni dopo abbracciata a una guglia del duomo con una maglietta con la scritta ‘ si. 3mg di Tavor. ’



12.5.04
Ma vogliamo parlarne.
Solito grande magazzino collaudato, porte scorrevoli.
Io. Spengo la sigaretta in una scultura di pongo dei bambini della Scuola Elementare Italo Calvino in esposizione per la festa della mamma. Ma distrattamente.
Si avvisano i gentili clienti che il centro commerciale Abbacchio comincia l’evacuazione tra venti minuti.
Cammino cercando i cinquanta euro che ho messo nel cd dei muse che ho lasciato in macchina. Percepisco una sagoma avvicinarsi.
“Ciao, sono Tiziano, feticista dei piedi, vieni con me a provare un paio di scarpe?”
Alzo la faccia lentamente con il prurito per il porto d’armi, sorrido con le sopracciglia.
“non posso. Ho già un feticista personale. Sai, avendo sette dita per ogni piede.”
Sorride. Quarant’anni. lineamenti tedeschi, completo da rappresentante, ventiquattrore carica di biglietti da visita TIZIANO FETICISTA DEI PIEDI e taglio di capelli bluetooth. Pancia.
“ma non pensare male, io volevo solo offrirti un lavoro. La barista di un locale-karaoke a carate brianza non ti interessa? Il locale è mio”
“si. ma solo se fate la festa rumena al mercoledì e suonate dragostea. Mi reggi il carrello, grazie”
regge. Mi segue mentre butto la spesa nel carrello guardando tra gli scaffali. Mentre sto leggendo la marca di olive non denocciolate, lui parla e mi fissa gli stivali.
Giro l’angolo nel reparto yogurt, mi volto a localizzarlo, lo vedo che arriva sudato spingendo il carrello.
“lo sai come sei fortunata? Tra tutti i baciatori-di-seni che hai trovato nella tua vita adesso hai trovato me, feticista-dei-piedi.”
Applausi.
”ma guarda che si trovano anche sulle pagine gialle. Tiziano, ma sono le nove. Tu dovrai andare al tuo locale a caricare i cd dei black sabbath al contrario, non voglio trattenerti.”
“chi? No, senti, non mi lascerai mica andare via così”
“no, se la smetti di sputare ti faccio ancora tenere il carrello”
Immobile. Silenzio.
Finalmente l’ha presa male.
No, sorride.
Apre la sua ventiquattrore. Prende un biglietto da visita. Tiziano, riflessologia dei piedi. raffinato.
Segna il suo secondo numero di cell dietro, l’indirizzo del locale, il numero di casa ma non chiamare qui che mia madre è sorda e non capisce più o meno un cazzo.
“chiamami”
“appena tolgo gli stivali. Tiziano.Ciao. non si trovano più feticisti come te. Buon karaoke.”
Se ne va ammiccando agli anni 80.
Tra l’altro sono disponibile ad inviare il suo biglietto da visita a chiunque necessiti questa figura professionale.



11.5.04
Ma con ordine.
Matrimonio di C. e A.
Lui di anni complessivamente 26, nasce pochi giorni prima di me nel 1978.
Il ventiseienne pronto al matrimonio si differenzia dal ventiseienne universale per aver comprato alla standa i piatti in ceramica da pizza “sei forte papà“
Lunedì mattina ore 10.30, amici e parenti con l’efficacia di dieci ore di sonno determinante. Arrivo ancheggiando su tacchi a spillo di metallo che rovineranno l’80% della mia salute con alle spalle 1, il flusso del valium che mi ha permesso di dormire dalle sette alle nove, 2, lo strappo delle autoreggenti cestinate in uno spartitraffico, smagliate al primo km, 3, insulti diretti ai benzinai della zona. Che vogliono a tutti i costi farmi la blu diesel senza voler capire perché esattamente non accetto l’estetica della pompa gialla.
La chiesa si riempie di profani. Nelle navate laterali, un esorcista al metro gira con la doppietta per trovare i non battezzati. Al mio fianco G. appoggia le marlboro rosse, l’accendino e una pinta di becks sul supporto della panca anteriore. Il prete è Romano Prodi fuori servizio. E fa capire a tutti che è vicino al vicariato perché ad ogni occasione sensibile, lui canta. Legge cantando. Parla cantando, tossisce in sol7 accompagnato dalla chitarra.
La chitarra. Accordata grazie al clacson di un iveco eurocargo poche ore prima, suona “Sembra talco ma non è serve a darti l’allegria” durante l’alleluia.
I testimoni garanti di un passato cattolico personale inesistente non sanno se devono ballare. Si guardano indietro. No.
Prodi fa salire i promessi sull’altare.
Lui: io c. prendo te, prendo te, prendo te per ehm prendo. Te. Sol7.
Niente vi dichiaro marito e moglie, niente bacio, niente prete vestito da elvis.
Delusione.
Allo spezzare del pane. Si inginocchia solo una persona, di anni 80 circa; tutti si guardano per capire la mossa regolare da fare. Io legittimata da tre esami di teologia alla cattolica di milano, mi siedo.
Prodi con calice pieno di ostie benedette si avvicina ai testimoni. Lo guardano con espressione: “noi siamo a posto così.” Consegna l’ostia all’ottantenne, se ne mette in bocca tre e si ritira razzista e incazzato.
Ristorante. Villa Inquisizione, 800 mq di erba spuntata a mano con pinzette da sopracciglia. Un chiostro coperto dove migliaia di pesci cagano caviale direttamente sui crostini. Aragoste con il tatuaggio del rotary club, e licia colò che ci rassicura che volevano fermamente suicidarsi, mostrandoci i risultati delle loro macchie di Roscharch.
G. in calo di zuccheri ingerisce tutta la verdura decorativa.
La violinista con le catene ai piedi suona schubert rivisitato in chiave coniugale.
I camerieri servono con la fascia nera e divisa, ci guardano male e tentano di annacquarci lo spumante. Poi M. rompe un bicchiere di cristallo, della collezione “il risorgimento”, dal quale aveva sorseggiato Camillo Benso di Cavour. La madre della sposa viene subito avvisata che gli amici dello sposo sono drogati.
Segue la rissa e l’armistizio di villafranca.
Seguono sette culi esposti sul muretto sopraelevato della villa.
Tagliando tra le 14 e le 24 per inammissibilità descrittiva, ricordiamo il momento migliore del matrimonio, tra mezzanotte e la una. Lei in vestito da sposa che vomita gin tonic in un lavandino di un cesso, lui che le sorregge i capelli e il velo. Se questo non è amore.



5.5.04
La salute di tua madre si evince da quanti perizomi bianchi riesce a restituirti seppia.



4.5.04
meno tre.



 

 

 

: d a i l y
m o n t a g n e r . i tv e n a c u t t h e s e c r e t l i e v e a n s i av a n e s s as t r e n l i n k
p a l l o n e d a c h i l l e d o n A n t h o n y u o m o n e r o p i z i a n. s h e r r y l e e
f a l s o q u a d r o b r e k a n e h o t e l a r s e n i o r i l l o spock

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

: s a c r e d
v i o l a t o rc a l v i nc o f f e e t h e g o d f a t h e rb r e t z e l
p u m ap i a n ob a t m a n 1 - 2 a k i r a m c k e a n myan*G*el

 

 

 

 

 

: a n d
e g o n s c o t l a n dk l i m te i r ee s c h e r
p e a r l p o r t i s h e a dm o r c h e e b aa l a n i s b a o l

 

 

 

 

 

: a r k i v e



: m o r e