19.5.06

28 anni e non sono ancora morta.
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12.5.06
Primo maggio. Quando per qualche motivo a me ignoto tutti i miei clienti sono alle Maldive, c’è sempre qualcuno che si impegna a punirmi con un’incombenza imprescindibile.
Cerimonia nuziale.
Lui, ex-compagno di liceo, comunista anarchico, rapper, osservante del corano, albero genealogico brianzolo greggio. Uno di quei compagni di liceo che si distinguono perché tra una lezione e l’altra riproducono fedelmente pacman saltellando in ginocchio a bocca aperta con la felpa gialla tra i banchi.
Uno di quei compagni che a pensarci bene ti devono sempre centomila lire.
Ma non solo a me, a più o meno tutti quelli che sono stati invitati al matrimonio e hanno dovuto fargli il regalo da 100 euro.
Ora, dopo 9 anni, presidente dell’Azione Giovani, fervente cattolico, anello con rosario d’oro sull’anulare, laurea in storia, tesi sui Grandi Padri.

Lei, albero genealogico pienamente lucano, futura madre, moglie con perenne guanto da forno, donna perfetta da lavanda ai piedi e tieni caro la tua pipa e il tuo tabacco. Lei, fornella, fidanzata da 10 anni con Grandi Padri.

Ore 14.
Mia sorella sfonda la porta della mansarda con un ariete. Dopo 24 minuti durante i quali mi sta schiaffeggiando durissimo, riprendo conoscenza e la consapevolezza che non ho voglia di vivere.
Io, il primo maggio, non ho voglia di vivere.
Mia sorella. Mattina dal parrucchiere, mezzamattina a stirare i capelli all’amica in panico boccoli che la snaturano, con la piastra Bellissima di Diego della Palma, uno strumento che inizia sui capelli e finisce a schiacciare zanzare all’uopo.
Io mi alzo completamente vestita da spettatrice non consenziente di matrimonio.
Controllo il numerico sigarette e mentre mia sorella si versa 2 etti di aloe vera nelle sue scarpe tacco 8 sono pronta.
Chiesa.
Mia sorella: “come ti sembra il vestito di fornella?”
Io: “francamente un po’ eccessivo”
Alla fine della messa mi accorgerò di aver scambiato la sposa con il prete, tutto il tempo.
Quando dormi 50 minuti la diottria si abbassa drasticamente.
Tutti sembrano bellissimi, con il blur 80%, niente punti neri, niente imperfezioni, un colorito compatto. Tempo fa, quando ho scambiato uno zaino per mia madre e ho fatto il discorso sui ‘dieci modi di morire per aver toccato il mio portatile’, allo zaino, ho capito di portare lenti a contatto sotto la mia diottria. Ma non voglio evolvere otticamente.
Non voglio vedere il mondo a 10 decimi, è un dramma. Chi celebra i propri dieci decimi gloriandosi di non aver mai portato occhiali non capisce che è un condannato, uno schiavo della sua vista 300dpi.
Io non vedo le deturpazioni sulla carrozzeria del bmw. A due metri non vedo la differenza tra divx e dvd. Vedo Dio alle 4 di notte sul mio tetto.
Poi senza lenti a contatto: i vantaggi estremi.
Entro in sala operatoria, e non vedo un cazzo. Non vedo la faccia dei dottori, non vedo gli strumenti, non vedo gli aghi. Vedo un’alone verde e sento voci. Zero traumi da coltellino chirurgico.

Vedo in modo sfocato Grandi Padri che allunga la mano per ricevere l’anello. Essendo la mano sbagliata, Fornella la guarda, si irrita, la rifiuta elargendo uno schiaffetto che dovrebbe avergli slogato il polso (sbagliato), quindi il nostro arretra, guarda il viso furioso di lei, e allunga la mano giusta.
Tremante.
Ho due cose in comune con Grandi Padri in questo momento.
Entrambi abbiamo dormito un’ora. Entrambi ci chiediamo cosa cazzo ci facciamo qui.
Lei, in abito non bianco per determinare che -- e anche più volte, ha dormito 12 ore. (cito testualmente: ero stanca, ho dormito 12 ore).
Considerando che io dormo 12 ore in 4 giorni, fornella diventa il mio eroe in atto.
Special Guest Star del Matrimonio, Mp.
Mp è uno di quegli esseri umani che ti fanno capire perché vuoi stare al mondo in cinque minuti.
Non invitare Mp a questo matrimonio è come sparare a John Lennon.
Di fatto Mp non è stato invitato a questo matrimonio.
Ma lui si presenta in chiesa, si siede con me su una panca. Mi srotola il suo curriculum ecclesiastico. Chierichetto per cinque anni, vince un viaggio a Roma. A 11 anni serve messa a Roma, officiante: Papa Wojtyla. Wojtyla al termine della messa saluta tutti i chierichetti, si avvicina al nostro e gli dice.
W. ciao figliolo
Mp: ti saluta la mia bisnonna (da copione)
W. ah salutamela tanto
Mp: quando mangiamo?
Mp, come regalo di nozze a Grandi Padri, oltre al vassoio standard di LuigiXVI, ha comprato un portachiavi d’argento a forma di pene. Allungabile. Dimensionabile.
Per i sopraindicati meriti viene trascinato al ristorante. Tutti i tavoli hanno nomi di fiori poco comuni.
Si minacciano i camerieri per aggiungere un posto al nostro tavolo. Il tavolo Prepuzio.
Nel tavolo Prepuzio+Mp ci sono due ex-fidanzate di Grandi Padri.
La prima, 3 anni di fidanzamento dai 17 ai 20 anni.
La seconda, 3 settimane di fidanzamento a 16 anni per poi accorgersi che preferiva buttarsi sui licantropi.
La seconda sono io.
L’unico ricordo che ho di questa storia è una discussione sui massimi sistemi ingentilita da stronzate. Si. quello che mi attraeva in un uomo a 16 anni era la sua capacità di parlare di concetti ontologici e contemporaneamente di vomito.
Ma.
Ore 22, torta. Alle ore 22 un normale pubblico consanguineo di matrimonio che annovera parenti arrivati all’alba dalla basilicata, è svenuto sul proprio tavolo.
Il tavolo Pisside e il tavolo Micosi stanno già dormendo, faccia sul foi gras dalle 21.15
Il tavolo Sirchia si contraddistingue per aver riunito coppie consolidate con i problemi di arredamento in fieri, più mia sorella. Mia sorella, tacciata di alcolismo al tavolo sirchia per aver bevuto due bicchieri di nero d’avola, gira per tutti i tavoli, simula affetto e improvvisa discussioni d’occasione per bere dalle bottiglie degli altri tavoli.
Al tavolo Angiosperme Dicotiledoni non c’è più nessuno. Qualcuno dorme seduto sul cesso dei bambini, quel water basso che mettono alcuni ristoranti per ostentazione, il tiro con l’arco per i piselli ubriachi.
Il tavolo Prepuzio è fuori dal ristorante, amaro e sigari.
A parlare di concetti ontologici e di vomito, ma con dieci anni in più di dizionario sulle spalle.
Li saluto, che ho Dio sul tetto da venti minuti.



11.5.06
Guardia medica. Mette lo stetoscopio in borsa, mi guarda, dice: Si alzi in piedi. Chiuda gli occhi. Alzi le braccia e si alzi in punta di piedi.
Io: chi. io?
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Guardia medica: Ha particolari intolleranze per gli antibiotici?
No.
è gravida?
No.
Ha nausee?
No.
Vomito?
No.
Quando si alza la mattina ha nausee?
No.
È sicura di non essere gravida?
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Guardia medica: allora può prendere l’antibiotico.
Io: ah mi faceva quelle domande perchè una donna gravida non può prendere l’antibiotico?
Guardia medica: si che può.
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Guardia medica: Da quanto tossisce?
Non tossisco.
Da quando ha tosse catarrosa?
Mai avuta.
Da quando ha tosse secca?
Quando mi va il barolo di traverso.
Quindi prevalentemente che tosse ha?
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Guardia medica:E’ fumatrice?
Si.
Strano, i suoi polmoni non sibilano ancora.
(Grazie)
Strano, fischio interamente la cavalcata delle valchirie con i polmoni, se stiamo zitti per un momento.
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Guardia medica: bene, ha una bronchite che se non curata potrebbe diventare cronica, da quanto sta male?
Un mese.
Guardia medica: E perché non è andata dal suo medico curante?
Perché alle 2 di notte dorme come i cristiani, perché di mattina sono socialmente inaccettabile e perché preferisco i medici drogati.
Già che è in piedi mi mette in vena un po’ di sonnifero per cammelli?
Guardia medica: grazie a lei. Si riposi e si idrati. Arrivederci.



 

 

 

: d a i l y
m o n t a g n e r . i tv e n a c u t t h e s e c r e t l i e v e a n s i av a n e s s as t r e n l i n k
p a l l o n e d a c h i l l e d o n A n t h o n y u o m o n e r o p i z i a n. s h e r r y l e e
f a l s o q u a d r o b r e k a n e h o t e l a r s e n i o r i l l o spock

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

: s a c r e d
v i o l a t o rc a l v i nc o f f e e t h e g o d f a t h e rb r e t z e l
p u m ap i a n ob a t m a n 1 - 2 a k i r a m c k e a n myan*G*el

 

 

 

 

 

: a n d
e g o n s c o t l a n dk l i m te i r ee s c h e r
p e a r l p o r t i s h e a dm o r c h e e b aa l a n i s b a o l

 

 

 

 

 

: a r k i v e



: m o r e